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VARROASI: nuove deduzioni, nuove idee, una teoria

PREMESSA
Al fine di contribuire al grande sforzo che la ricerca ufficiale sta realizzando nella comprensione del problema varroasi, un team di appassionati apicoltori ed esperti apistici friulani ha pensato ad un diverso approccio che, si spera, sia in grado di stimolare nuove idee da parte di altri apicoltori ma soprattutto dalla ricerca accademica e scientifica.
METODO UTILIZZATO
La ricerca condotta nel 2009 e 2010 si è concentrata sull’osservazione giornaliera dell’evoluzione degli acari caduti sul fondo degli alveari; L’osservazione è stata condotta anche tramite microscopio ottico.
È fondamentale sottolineare che come evidenziato dagli studi di Liebefeld (Università di Berna) la varroa madre depone circa 6-8 uova nella cella, a scalare ogni 30 ore circa, il che implica che al momento dello sfarfallamento dell’ape la maggior parte delle varroe non abbia raggiunto la maturità; queste ultime sono dette varroe “immature”, le prime nate dalle prime uova deposte sono per contro dette “mature” e complete, avendo avuto la possibilità di svilupparsi appieno all’interno della cella.
Su queste basi si è deciso di dividere le varroe in due gruppi distinti così composti:
  • 1° gruppo: varroe di colore bruno e bruno-scuro, considerate mature
  • 2° gruppo: varroe di colore marrone chiaro, omogeneo e disomogeneo, bianco giallastro con pigmenti scuri, bianco opaco e quasi trasparenti considerate immature
Lo scopo di tale suddivisione è di evidenziare l’andamento nel tempo dell’evoluzione dell’acaro, con particolare attenzione alla fertilità; è facilmente intuibile come il massimo sviluppo della parassitosi coincida con l’elevata fertilità, ovvero con un maggiore numero di varroe del secondo gruppo (immature).
Gli alveari monitorati con questo metodo sono stati 8 (otto), le evidenze raccolte su appositi grafici; al fine di esporre i risultati ottenuti si è scelto di illustrare con la massima accuratezza le evidenza raccolte per il solo alveare n° 5, ritenuto fortemente rappresentativo di un andamento comune alla maggioranza di quelli monitorati (seppure con piccole differenze).
OSSERVAZIONI
Osservando il Grafico 5 relativo all’alveare 5 si può notare che nel periodo da 19/11/2009 al 19/12/2010 non vi è nessuna caduta di acari del 2° gruppo, ma soltanto del 1°, situazione compatibile con il minimo di fertilità del parassita in questo periodo.
Nel periodo tra il 19/12/2009 e 18/03/2010 l’osservazione giornaliera non è stata registrata in quanto il numero di varroe cadute, coerentemente con l’andamento del periodo precedente, non è stato ritenuto significativo.
Le api, che nel periodo invernale sono sempre raccolte in glomere, non hanno intrapreso l’attività di volo fino al 18/03/2010; a partire da questa data il conteggio delle varroe è stato ripreso evidenziando circa 5 individui al giorno a decrescere fino a maggio.
Nel mese di maggio sono stati prelevati 3 favi di covata per formare un nucleo di riserva e successivamente i melari che hanno dato 36 kg circa di miele.
Da fine maggio a tutto giugno il conteggio degli acari è stato sospeso perché non è stato ritenuto significativo a causa dei pochissimi acari caduti, la sorveglianza giornaliera non è tuttavia mai venuta meno.
Al termine del raccolto del castagno è stata ripresa la registrazione dei dati di osservazione, in attesa delle prime varroe appartenenti al 2° gruppo (immature), puntualmente osservate il 2/07/2010 come l’anno precedente.
È importante sottolineare che l’alveare in oggetto, con regina marcata (Ligustica pura), era “molto forte” come si dice in linguaggio apistico, presentando dalla metà del mese una “barba” che ricopriva l’intera facciata dell’arnia più un terzo delle pareti laterali per uno spessore di 2-4 centimetri.
Nel Grafico 5 bis si può osservare come la linea delle varroe del 2° gruppo (immature) inizia la crescita gradualmente, per un intero ciclo vitale (17 giorni); nei cicli successivi la fertilità aumenta e supera il numero di varroe del 1° gruppo, considerate già adulte.Questo si può ritenere l’inizio della fase del “boom demografico”.
grafico_5_bisTale curva di crescita è stata evidenziata in modo similare anche negli altri alveari, anche se con alcune differenze poiché negli alveari più “forti”, tale curva inizia prima ed è molto più ripida mentre negli alveari “deboli” e nei nuclei artificiali più recenti inizia anche con un mese di ritardo presentando un andamento più appiattito.
Tornando alle evidenze raccolte per l’alveare n°5 ( Grafico 5 bis) possiamo notare come a partire da metà luglio ad ogni ciclo vitale della varroa calcolabile in 17 giorni (12 nell’alveolo e 5 di fase foretica) si produca un aumento di 2,9 volte rispetto al ciclo precedente.
Nella curva di sviluppo (sempre riferita agli acari caduti) è possibile notare un andamento a “onde” legato alla deposizione della regina e alla disponibilità di gelatina reale.
Il motivo è semplice: quando vi è molta covata larvale che assorbe molta gelatina, diminuisce la quantità di alimento per la regina che rallenta di conseguenza la produzione di uova; dopo una decina di giorni si verifica ovviamente la situazione opposta con molta covata opercolata che non necessità più di gelatina reale, che qiundi si rende facilmente disponibile per la regina che aumenta la deposizione.
Questo andamento indica piuttosto chiaramente come la parassitosi cresca con l’aumentare della covata da nutrire, e viceversa. Indica anche una certa “fedeltà” della varroa all’ape nutrice che si reca più volte ad accudire le larve all’interno dell’alveolo, fedeltà peraltro già segnalata da altri biologi (Università di Berna).
Non dobbiamo pensare che la famigliola di acari salti sulla groppa dell’ape sfarfallante come se fosse un tram, ma rimane nella cella fino a quando un “ape spazzina” si dedica a ripulirla; a questo punto le varroe adulte e robuste si attaccano alla nuova ape e le varroe immature, più deboli o già morte vengono estratte e lasciate cadere.
Le varroe immature registrate sul grafico indicano quindi anche gli sfarfallamenti e di conseguenza il ritmo di deposizione della regina.
Va sottolineato che a causa di queste “onde” nell’andamento non è pensabile né possibile ricavare il numero di varroe presenti sulle api adulte dalla caduta naturale, come si può notare osservando il grafico ogni conteggio sarebbe troppo vago con errori di valutazione anche del 500%.
SPIEGAZIONE DEI GRAFICI
Osservando il Grafico 5 colpisce il fatto che per 9 mesi l’anno l’andamento demografico della varroa è pressoché costante, evidenziando una fertilità non buona, che però in soli 3 mesi esplode in modo impressionante. Quale è quindi la correlazione?
grafico_5La prima cosa che viene in mente è la possibile influenza del microclima, che varia a seconda della temperatura esterna: maggiore è la differenza di temperatura e minore è la percentuale di umidità dell’aria all’interno. Nella stagione calda vi è poca differenza di temperatura e quindi l’essiccazione all’interno della cella è molto più ridotta.
Si sa che gli acari in genere hanno bisogno di umidità per riprodursi, infatti molte ricerche sono state fatte o sono in corso in questa direzione.
Ma vi è un’altra questione, molto più importante che ha a che fare con le tre “sottocaste” di api (api a vita breve, api da lavoro esterno, api a lunga vita); Queste api vengono allevate con uno scopo preciso per affrontare necessità precise. All’inizio della primavera lo sforzo dato dallo sviluppo numerico della covata procura difficoltà nella produzione di gelatina con una conseguente caduta di qualità e quantità disponibile per ogni singola larva, il polline va visto come un surrogato alla scarsità di gelatina. In questo periodo la varroa mostra una ridottissima fertilità, forse vicino allo zero proprio per causa di questa ridotta qualità e limitata disponibilità.
Con il miglioramento della disponibilità di gelatina reale all’interno dell’alveare (al termine dell’espansione, ovviamente) inizia l’allevamento di api a vita media poiché il rapporto tra covata e api nutrici diventa più equilibrato e di conseguenza la disponibilità e qualità della gelatina reale aumenta.
Con il termine della stagione apistica (fioritura del castagno), il rapporto tra api adulte e covata varia ancora a favore di una qualità massima della gelatina (la deposizione della regina va riducendosi) e la varroa produce molte più uova: in una cella si possono contare anche 6-8 giovani acari.
All’interno della cella d’ape dobbiamo osservare che ci sono solo due fonti di “nutrimento umido” per la varroe: la gelatina e la larva.
Sappiamo infatti che la varroa madre si immerge nella gelatina appena entra nella cella, si idrata e quindi fabbrica l’uovo; ovviamente durante questa fase la varroa madre ricava tutte le sostanze nutritive che sono necessarie alla sua riproduzione.Nei giorni successivi le cose peggiorano per la varroa madre, viene costruito l’opercolo sulla cella e viene a mancare l’approvvigionamento fresco; inoltre la gelatina reale rimasta tende ad essiccarsi progressivamente, più velocemente nella stagione fredda e più lentamente nella stagione calda. In questa situazione la varroa madre è prigioniera nella cella con conseguente difficoltà a produrre uova “ricche e valide”; le prime saranno infatti buone, avranno il nutrimento e il tempo necessario per svilupparsi completamente, le ultime daranno origine a varroe destinate a svilupparsi incompletamente o a morire nella cella.
In queste condizioni per poter sopravvivere fino allo sfarfallamento dell’ape, la varroa non ha altre possibilità che attingere all’emolinfa della larva d’ape.A conclusione di questa ipotesi viene da supporre che la varroa non sia un parassita della api, ma prevalentemente un commensale che diventa parassita solo temporaneamente al solo scopo di sopravvivere, dipendendo il suo ciclo riproduttivo dalla gelatina reale e non dall’emolinfa dell’ape.
Esaminando ora il Grafico 5 tris riferito ai trattamenti (con acido ossalico al 5% spruzzato sulle api) di riduzione della parassitosi possiamo fare diverse considerazioni di tipo apistico.
grafico_5_trisNotiamo che il 3° trattamento (31/08/10) ha prodotto una caduta di acari superiore sia rispetto al 1° che al 2° trattamento, indicando che la riproduzione di varroa è in pieno svolgimento, poiché ogni giorno emerge dalle celle un numero sempre maggiore di acari.
A causa di questa situazione possiamo notare che il 7° trattamento del 30/09/10 fa cadere ancora la stessa quantità di acari del 1° trattamento del 19/08/10; la riflessione è quindi semplice: i trattamenti sono efficaci nell’abbattere le varroe adulte, ma le sopravvissute si riproducono ad un ritmo tale che viene vanificato tutto il lavoro fatto.
Durante tutto il tempo occorso per eseguire questi trattamenti il numero delle api nell’alveare è diminuito progressivamente per ragioni stagionali; l’alveare infatti al 10/10/10, ridotto ormai a soli 2000 individui, è stato considerato irrecuperabile.
In effetti la morte dell’alveare era decretata già dalla situazione rilevabile a fine Luglio, periodo in cui dove l’ultimo intervento avrebbe potuto dare qualche speranza. Ma una buona tecnica apistica avrebbe dovuto intervenire già nella prima metà di Luglio con il confinamento della regina e successivo trattamento; in questo modo l’andamento della curva sarebbe stato molto simile a quello riportato nel Grafico 1 relativo all’alveare n° 1.
grafico1Questo grafico è particolarmente importante perché è avvenuto un fenomeno naturale (sostituzione della regina) senza interventi dell’apicoltore.
Sono stati osservati e seguiti tutti i cambiamenti all’interno dell’alveare successivi a questo evento.
  • Il giorno 5-6/07/10 sono state deposte le ultime uova della regina
  • Il 15/07/10 (A) era presente solo covata percolata quindi l’impossibilità di riprodursi delle varroe sulle api adulte
  • Il 27/07/10 (B) è sfarfallata l’ultima ape e caduta l’ultima varroa immatura
  • Il 01/08/10 (C) la nuova regina ha iniziato a deporre le uova per la prima volta 
  • Il 09-10/08/10 (D) la covata appena deposta è diventata recettiva alla riproduzione della varroa fino al 12/07/10 (E) con 1,5 favi di covata; il ale giorno è stato effettuato un trattamento con acido ossalico.
A questo punto possiamo notare che le varroe entrate sotto l’opercolo il 9,10, 11 e 12 di agosto non vengono interessate dal trattamento del giorno 12. Queste varroe sono uscite con lo sfarfallamento dell’ape parassitizzata il 21, 22, 23 e 24 di agosto senza presentare progenie immature. Questo stesso gruppo di varroe ritorna nella cella per riprodursi 5 giorni dopo, per poi uscire nuovamente il giorno 8 settembre questa volta con progenie immature.
Questo indica che nel ciclo precedente le varroe erano sterili o parzialmente sterili; questo è spiegabile con due sole ipotesi:
1. Difficoltà nel mantenere vitali gli spermatozoi, per cui nel primo ciclo la varroa madre ha dovuto fecondarsi con un solo uovo maschile (figlio).
2. L’alveare a seguito del blocco di covata subìto risulta privo delle api della prima sottocasta (api nutrici, a vita breve) sulle quali, come avviene in primavera e come ipotizzato precedentemente, la varroa non riesce a produrre numerose uova.
All’apicoltore non interessano le cause di questa situazione, ancora da approfondire, ma che la varroa venga privata di un ciclo riproduttivo; questo elemento concorre infatti a un appiattimento significativo della curva di sviluppo, la cui crescita esponenziale che abbiamo evidenziato nel Grafico 5 bis viene spostata di fatto di ulteriori 17 giorni.Questo guadagno di tempo è estremamente utile per l’apicoltore; vediamo infatti che dal punto G del Grafico 1 inizia la solita curva di sviluppo con un avvallamento nei giorni 16-18/08/10 che sono collegati al trattamento di riduzione del 13- 15/08/10 (pari ai due cicli riproduttivi precedenti della varroa).
Il grafico presenta quindi un andamento di sviluppo simile agli altri alveari monitorati ma dalla metà di settembre in poi.
Nei giorni 10/10/10 e 13/10/10 (H e I) sono stati effettuati due trattamenti con acido ossalico spruzzato al fine di conteggiare il numero di acari che si sono potuti riprodurre dall’ 8 Settembre in poi.
Questo dimostra in modo chiaro che le varroe cadute si sono riprodotte successivamente al periodo in cui la varroa ha riacquistato la fertilità normale qualora fosse vera l’ipotesi 1, ma anche nel caso di veridicità dell’ipotesi 2.
Gli apicoltori che effettuano un trattamento di riduzione dei parassiti precocemente (luglio) non devono sentirsi tranquilli in ragione di varroe cadute in basso numero; questo perché la curva di sviluppo è destinata a crescere in ogni caso.
Andamento_generaleNel grafico Andamento generale sono riportate le linee di incremento della caduta naturale di varroa totalizzate per settimana fino ai trattamenti di riduzione.
Possiamo osservare che gli alveri n° 5 e 6, più infestati, non solo iniziano prima a produrre varroe immature, ma presentano una curva di sviluppo rapidissima.
La stessa tendenza è riscontrabile in seguito negli alveari n° 1 e 4; l’alveare 1 è il medesimo del Grafico 1, che ha subito il ambio naturale di regina il 5 Luglio, è ovvio quindi che tutto lo sviluppo della parassitosi è stato spostato di due mesi. Si ha l’impressione che la varroasi si sia organizzata in una sosrta di “attacco finale”: quando nell’alveare vi sono circa 1500 / 2000 varroe scatta una tasso di riproduzione che diventa letale in pochissime settimana come visto con l’alveare n°5 del Grafico 5, nel quale sono state tolte in 50 giorni 37942 varroe!!
Il motivo forse è da ricercare nel comportamento dell’alveare che “percepisce” un ammanco di api giovani, scomparse prematuramente e tenta perciò di rimpiazzarle con un aumento di deposizione, facilitando ancora di più la parassitosi in una specie di spirale che precipita.
L’apicoltore, in genere, è annoiato da questi discorsi fatti da numeri, percentuali e curve.. tutte cose di comprensione impegnativa; L’apicoltore utilizza normalmente solo 3 numeri: “poche varroe, tante varroe e troppe varroe” con i quali riesce ad esprimere tutti i suoi pensieri ed esperienze, è necessario quindi condensare questo lavoro in modo comprensibile ed utilizzabile. A tale proposito si riportano qui di seguito i risultati della sperimentazione pratica condotta sulla base delle teorie sopra esposte.
Indirizzi pratici per la lotta alla varroasi
Lendaro Dino, Petrin Luigi – Indirizzi pratici per la lotta alla varroasi Petrin Luigi – sperimentazione e rilevamento dati
PREMESSA
Vediamo ora l’evoluzione della varroa in un apiario di 10 alveari condotto sulla base di quanto illustrato nelle pagine precedenti; L’apiario in oggetto aveva “poca” popolazione di varroa già dall’anno precedente (2009).
DESCRIZIONE DELL’APIARIO
L’apiario utilizzato, con due gruppi di 5 arnie, si trova in pianura a 250 metri s.l.m., sul confine del parco naturale del Cormor, in presenza quindi di una flora “sufficientemente varia” per le api.
Tutte le arnie sono state dotate di un escludi-regina, tagliato a misura e montato fisso verticalmente alla distanza di 48 mm dalla parete di sinistra dell’arnia, in modo da creare lo spazio per un telaino con relativo passaggio d’ape.
Questo escludi-regina rimane fisso tutto l’anno e nella stagione attiva lo spazio della zona esclusa ospiterà il favo laterale del nido contenente le scorte di polline e miele; non darà alcun fastidio né all’apicoltore né alle api.
Durante l’inverno lo spazio di confinamento sarà occupato da un diaframma isolante.
SPERIMENTAZIONE
Il 14 Luglio 2010 è stato prelevato da ogni alveare il favo sul quale la regina stava deponendo le uova e posto nella zona di confinamento.
Il 4 Agosto sono state liberate le regine rimesse nel nido ed i favi confinati sono stati prelevati per costituire due nuovi nuclei; il 5 Agosto è stato eseguito il trattamento con acido ossalico con sublimatore su tutti gli alveari.
La somma delle varroe cadute nei 5 giorni successivi è stata di 2209, per cui il numero di sopravvissute è stimabile in circa 140 acari adulti, cioè una media di 14 per alveare.Questi dati diventano significativi quando il 2, 9 e 16 ottobre si è fatta una verifica per conoscere quanti sono i discendenti degli acari sopravvissuti al trattamento del 5 agosto.
I tre trattamenti di cui sopra, in presenza di pochissima covata, hanno totalizzato la caduta di 270 varroe soltanto su 10 alveari trattati!
I due nuovi nuclei sono stati invece trattati una prima volta a 15 giorni dalla loro costituzione ed una seconda volta allo sfarfallamento di tutte le api (al 21° giorno); sono cadute in totale 1537 varroe; il primo trattamento è da considerarsi di efficacia limitata in quanto vi era ancora metà della covata opercolata.
Il 2, 9, 16 di ottobre sono stati eseguiti i tre trattamenti come per i 10 alveari di cui sopra, risultando in totale solo 10 varroe cadute (con probabili sopravvissute: una, forse…)
Questi risultati confermano nella pratica che il confinamento della regina ed il conseguente blocco di covata sono in grado di frenare pesantemente la curva di crescita della varroa purché realizzato all’inizio della massima riproduzione del parassita, come ampiamente dettagliato nel documento “Varroasi: nuove deduzione, nuove idee, una teoria”.
Si sottolinea che il confinamento della regina con questa modalità è stato realizzato in altri 52 alveari (74 in totale) senza accusare alcuna mortalità o sostituzione di regina.

Ricerca effettuata da Dino Lendaro ricercatore U.C.E.P.E.

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