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Il Comparto Apistico in Campania

1.PREMESSA
Le api italiane non rischiano affatto l' estinzione: a sostenerlo e' la Federazione apicoltori italiani (FAI) dopo i dati diffusi dal World Watch Institute , che parla di riduzione di un terzo degli alveari e preconizza un “rischio estinzione” di questo prezioso e insostituibile insetto, amico dell' uomo, dell' agricoltura e dell' ambiente. La densità di alveari in Italia, al contrario, a parere della FAI e' tra le più alte dell' Unione Europea e del Mondo: con quasi 4 alveari per chilometro quadrato, siamo ai primi posti nelle medie europee e internazionali, che sono fermi, ormai da anni, 3 alveari soltanto.
I benefici dell’ape e dell’alveare, d’altro canto, rivestono una funzione sociale, se si pensa che in Italia la Produzione Lorda Vendibile del miele si attesta sui 25 milioni di euro contro i 2.500 milioni di euro di incremento della PLV agricola, grazie al servizio di impollinazione dei nostri 1.100.000 alveari, la terza apicoltura su scala europea. In Europa, con 12 milioni di alveari, gli incrementi produttivi in agricoltura sono stimati in 500 milioni di euro, così come nel mondo, dove sono attivi ben 50 milioni di alveari, la PLV agricola incrementata dalle api vale ben 10 miliardi di euro. In altre parole se le api non esistessero l’importanza economica dell’agricoltura nel suo complesso sarebbe ben più modesta.
In un quadro tecnico economico così complesso ed economicamente rilevante, la Regione Campania, che non ha voluto essere da meno, ha ritenuto di mantenere elevata la soglia di attenzione nei confronti del comparto. Tuttavia, mettere in cantiere provvedimenti di natura politico economica, destinati ad un particolare comparto dell’economia, presuppone una buona conoscenza della struttura del comparto stesso e delle sue dinamiche interne. Pertanto, alla luce del contesto socio politico brevemente delineato, la Nostra Regione nel quadro di riforma delle Statistiche Agricole, e allo scopo di giungere ad una conoscenza sempre più puntuale dei vari comparti dell’economia, ha promosso nel 2001 un’Indagine Statistica dalle risultanze della quale si potessero calibrare, sempre con maggiore precisione, gli interventi normativi e di sostegno strutturale.
In tale ottica la metodologia statistica assume le funzioni di uno strumento conoscitivo finalizzato all’assunzione di mirate scelte politiche: in quanto se il decisore conosce meglio la realtà e le problematiche sulle quali va a confrontarsi, tanto più è in grado di assumere scelte giuste.
Le rilevazioni statistiche, possono essere campionarie, se il numero dei casi osservati è ridotto rispetto all’universo di riferimento, oppure censuarie quando, invece, si cerca di osservare le variabili assunte dal fenomeno nell’intero universo di riferimento; appare ovvio che le seconde sono più precise delle prime ma anche molto più costose: ciononostante l’Indagine condotta sul comparto Apistico Campano nel 2001, è stata di natura censuaria.
A volte nelle rilevazioni statistiche campionarie ci si deve scontrare con un atteggiamento reticente da parte degli agricoltori, poco disposti a rilevare dati la cui conoscenza causerebbe loro, eventualmente, un aggravio fiscale; tuttavia ciò non è successo con l’Indagine Apistica: si deve, al contrario, dire che la disponibilità degli apicoltori nei confronti dei tecnici rilevatori è stata mediamente buona.
Di fondamentale importanza, nella fase preliminare dell’indagine statistica, si è rivelata la collaborazione di Enti ed Istituzioni esterni all’Amministrazione Regionale, in primo luogo le ASL e le Associazioni di Apicoltori operanti sul territorio regionale.
Scopo del presente articolo è quello di introdurre alle realtà apistiche delle cinque Province Campane; non si entrerà quindi nel merito di aspetti locali del comparto, rimandando la trattazione di questi ai cinque lavori monografici dedicati alle risultanze dei rilevamenti nelle rispettive province.
2.DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE AZIENDE APISTICHE.
Le aziende sono state intervistate nel corso del primo semestre 2002 ed i dati rilevati sono riferiti all’esercizio 2001. Esse sono in numero di 742, e costituiscono verosimilmente l’intero universo di riferimento: la provincia ove sono ubicate il maggior numero di aziende (ben oltre la metà)che allevano api è quella di Salerno, seguita da quella di Avellino.
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La prima tendenza di fondo emersa dall’indagine, relativa a tale importante aspetto del comparto è che pur essendo l’allevamento delle api un’attività diffusa sull’intero territorio regionale, esso predilige in maniera sensibile le aree interne e collinari a quelle costiere e pianeggianti. Le motivazioni di tale relativa preferenza degli apicoltori per le zone interne sono di ordine economico-sociale, da una parte e più prettamente tecniche dall’altra (cfr. Il Comparto Apistico in Provincia di Caserta, par. 4).
Fa eccezione a tale regola la Provincia di Salerno ove si osserva un dato in controtendenza relativo all’Agro Nocerino Sarnese,comprensorio agricolo intensivo di pianura, ove ritroviamo ben il 16,72% delle arnie totali.
3.CARATTERISTICHE DELL’IMPRESA APISTICA
Con l’indagine si è avuto modo di caratterizzare e sottolineare la grande importanza dell’apicoltura praticata a scopo Hobbistico: infatti in alcuni casi, come nel Salernitano, essa giunge ai due terzi dell’universo, in Irpinia, rappresenta una buona metà, mentre in altri si riduce ad un terzo (o meno) del totale. Gli Hobbysti in genere conducono apiari di modeste dimensioni, con produzioni per lo più destinate all’autoconsumo. Si ritiene che, a volte, si cominci con attività dalle dimensioni hobbistiche, e poi, una volta acquisito il necessario “know-how”, si passi a dimensioni e produzioni di maggiore importanza.
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La disamina relativa al luogo di esercizio dell’attività ha evidenziato che la sede della propria azienda rimane il luogo “di elezione”, preferito dalla stragrande maggioranza degli apicoltori campani; la pratica “extra aziendale” dell’attività è un fenomeno di ridotte dimensioni. L’apicoltura di tipo transumante è presente in ognuna delle cinque province campane, ma assume le caratteristiche di fenomeno numericamente limitato, fatta eccezione per le province di Caserta e di Benevento. Una particolare forma di allevamento transumante è la fornitura del servizio di impollinazione, che assume proporzioni rappresentative nelle sole province di Napoli (61%) e Caserta (35%); le motivazioni di questa localizzazione vanno individuate soprattutto nel fatto che in tali due province gli ordinamenti colturali sono maggiormente intensivi (frutticoltura, orticoltura in serra, ecc.), e pertanto in grado di avvalersi stanziale transumante mista Avellino 103 9 17 Benevento 32 22 12 Caserta 33 14 5 Napoli 56 5 12 Salerno 377 23 22 Campania 601 73 68 PROVINCE Tipologia (numero aziende) utilmente dei servizi offerti dalle api a vantaggio della produttività (cfr. Premessa).
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Se, infatti, si esamina l’ordinamento colturale praticato nelle aziende apistiche, ci si rende conto che ben il 96% delle aziende apistiche praticano la frutticoltura e/o l’orticoltura, dato che la dice lunga su quanto siano persuasi gli imprenditori agricoli dei benefici indotti dalla presenza delle api.
La denuncia dell’attività apistica alle ASL competenti per territorio non era, al momento dell’indagine, un adempimento obbligatorio, tuttavia essa permette alla P.A. una conoscenza più diretta e capillare delle realtà aziendali singole e del comparto nel suo complesso. Al momento dell’indagine è emerso che un certo numero di apicoltori non aveva comunicato all’ASL l’esercizio dell’attività e che il dato veniva condiviso da ognuna delle cinque province campane; ad ogni buon conto va detto che comunque la maggior parte delle aziende aveva già provveduto alla denuncia.
La composizione della produzione che le aziende apistiche immettono sul mercato rivela ancora una forte tendenza alla produzione di una gran quantità di miele “millefiori”, tuttavia i monoflora si rivelano una produzione destinata ad aumentare di importanza; in alcune province la prevalenza è ribaltata a favore del monoflora (Caserta, Avellino e Salerno);
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la produzione di miele biologico assume una certa importanza solo in provincia di Caserta, ove si concentrano oltre il 40% dei produttori ed oltre il 67% della produzione; vi è da dire, inoltre, al proposito, che in ognuna delle province, fatta eccezione per Napoli, è presente almeno un’azienda che si dedica a tale tipo di produzione.
I prodotti dell’alveare, cosiddetti minori, fanno parte dell’offerta di molte aziende apistiche, specie di quelle di dimensioni più ragguardevoli: il propoli, la pappareale, la cera ecc. a volte consentono all’apicoltore una sensibile integrazione del reddito d’impresa.
I mercati a cui si rivolgono gli apicoltori campani, oltre ovviamente il locale, sono il mercato regionale, il nazionale e l’estero: solo poco più del 10% delle aziende raggiunge il mercato regionale, appena il 6% quello nazionale, una sparuta minoranza, pari al 1%, quello estero.
CONCLUSIONI.
Dal sintetico studio delle caratteristiche strutturali e di mercato delle aziende apistiche della Campania, così come emergono dai risultati del Censimento 2001, emerge una realtà con grandi potenzialità di valorizzazione e di sviluppo. Affinché tale sviluppo, attualmente solo ipotetico ed eventuale, si concretizzi si deve realizzare una maggiore sinergia fra gli imprenditori, la politica e la Pubblica Amministrazione. Con l’emersione del segmento che ancora lavora “in nero”, si potrà da una parte adottare provvedimenti tesi all’incremento qualiquantitativo del comparto, dall’altro cogliere l’occasione propizia per passare da realtà frammentate e, generalmente, di minime dimensioni ad aziende vere e proprie, soprattutto capaci di futuro.

di Emilia Casillo

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