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L'anestetico in apicoltura

nitrato_ammonio
foto 1 Nitrato d’ammonio per uso agricolo contenente impurezze
nitrato_juta
foto 2- Strisce di juta, imbevute di nitrato d’ammonio
In apicoltura il protossido d’azoto (N2O) non è molto usato, anche se in molte occasioni può facilitare la cattura, la manipolazione e la riunione di più sciami.
Esso si può produrre dalla decomposizione termica di un composto chimico, che è il nitrato d’ammonio (NH4NO3) impiegato in agricoltura come fertilizzante, dato l’elevato contenuto d’azoto. Esso è reperibile sotto forma di cristalli incolori e inodori a basso costo in tutti i consorzi agrari, ( foto 1) è molto solubile in acqua (1920 g/l a 20°C) e mediamente solubile in etanolo (38 g/l a 20° C) ed è stabile a temperature ordinarie. Le sue proprietà come “gas esilarante” sono state descritte per la prima volta da un chimico inglese Sir Humpry, Davy, (1778 -1829) e le sue proprietà narcotiche ne hanno favorito l’impiego anche in chirurgia come anestetico. Anche in apiario l’apicoltore può produrre il protossido d’azoto bruciando nella caldaia dell’affumicatore acceso all’incirca 5 gr. di nitrato d’ammonio, a questa dose non vi sono controindicazione e quando la combustione darà luogo ad un fumo di colore bianco e denso, che è ricco di protossido d’azoto che ha un effetto anestetico, si può dirigere il getto di fumo sui telaini per calmare l’aggressività delle api.
Ci vogliono all’incirca 15 – 20 secondi a secondo la dose che viene inspirata per riscontrare la perdita di conoscenza delle api che si protrarrà per circa 15 minuti.(Cfr. foto 3 e foto 4 ). Con la dose di circa 20 g. si riesce ad addormentare una famiglia.
Con questo sistema però, man mano che il nitrato d’ammonio brucia la quantità di protossido d’azoto andrà pian piano diminuendo. Si consiglia, per ottenere dall’affumicatore una fuoriuscita costante del protossido d’azoto (N2O), di bruciare delle strisce di juta immerse preventivamente in una soluzione contenente nitrato d’ammonio ed acqua nel rapporto 2 : 1 e fatte poi asciugare. (cfr foto 2) Vi sono dei rischi diretti che possono subire le api dovuti ad un cattivo dosaggio del nitrato d’ammonio immesso nell’affumicatore. Questo ce n’è possiamo accorgere quando stiamo lavoriamo all’aperto e incominciamo a notare su di noi sintomi di sonnolenza che scompariscono in pochi minuti quando ci allontaniamo dalla nube di fumo.
Questo ci sta ad indicare che la dose che stiamo somministrando alle api è molto vicina a quella che li può ucciderle. Vi sono dei rischi indiretti sulle api, che si possono verificare, quando lavoriamo con delle temperature esterne inferiori ai 15° C. Durante la cattura, le api anestetizzate che cadono a terra rischiano di rimanere schiacciate sotto i nostri piedi e se si raffreddano moriranno di sicuro. Per salvaguardarle, a secondo il tipo d’intervento che stiamo facendo e la stagione, si consiglia di raccogliere le api anestetizzate man mano che cadono, in un recipiente abbastanza largo avente l’accortezza di non creare uno strato eccessivo di api altrimenti moriranno per surriscaldamento.
api_addormentate api_sveglie
foto 3 api addormentate con N2O foto 4 dieci minuti dopo il trattamento con N2O

Inoltre dato che il protossido d’azoto che si sviluppa dalla decomposizione termica del nitrato d’ammonio, è più pesante dell’aria e pertanto tende a depositarsi nelle zone basse dei locali chiusi, se si lavora in ambienti piccoli e chiusi e per un lungo periodo di tempo, l’apicoltore deve stare attento a non saturarli per non inalare il gas, in quanto un eccesso di concentrazione di N2O nell’aria porta ad una riduzione del tenore d’ossigeno necessario alla respirazione, con rischio di asfissia, mentre in ambienti aperti e ben aerati, anche in assenza di vento, è assai difficile che possa essere inalato dall’apicoltore. Apisticamente Angrisani ing. Pasquale

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