Opposizione ai canoni apistici 3° parte
In molti testi di apicoltura si legge, che quando si spostano gli alveari o quando si formano sciami artificiali, per non perdere le bottinatrici si devono trasportare le famiglie distante almeno due o tre Kilometri in linea d’aria dal luogo originario (anche solo per tre o quattro giorni) per non avere problemi di spopolamento. Già in un mio precedente articolo, il recupero di un nido d’api su un albero, contestai questo dogma che si ripete pedissequamente in tutti i testi di apicoltura. Perché, se è vero che il raggio di bottinamento delle api, avente il centro sull’alveare, è di circa tre kilometri e può aumentare quando i fiori scarseggiano intorno all’alveare, si può affermare con estrema certezza che tutto quello che si legge in letteratura non corrisponde a verità. Questo si può costatare, quando gli alveari sono spostati di 3 km. Dal grafico (cfr. grafico a sx) si nota che parte della superficie servita dalla nuova postazione va a intersecare la superficie della prima postazione. Questo comporta, che durante i voli di esplorazione o di bottinamento del polline, nettare, acqua e resina, le api bottinatrici, che si trovano nella zona rossa sul disegno e che non hanno ancora memorizzato il nuovo posto, trovandosi in una zona a loro familiare già visitata, faranno ritorno nella prima postazione, indebolendo così la famiglia.
Invece, per non far perdere alle famiglie spostate le bottinatrici, la distanza minima deve essere almeno di 6 km (cfr. grafico a dx). A questa distanza, dalla postazione iniziale, le bottinatrici trovandosi in un territorio completamente sconosciuto, si dovranno adattare totalmente al nuovo ambiente e quindi ritorneranno tutte nella famiglia contribuendo al suo sviluppo.
by Pasquale Angrisani
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